Io ti voglio fabbricare un capanno
Di frastagliata verdura
Che duri in sua verdezza tutto l’anno,
Sorretto da una solida ossatura
Di cinque bei paletti di legname
Coloriti di verderame
E rivestiti di frasche odorose,
Di forcelle e di viticci,
Di grazïose volute di ricci
Ove il genio mio si scapricci
Empiendo i vuoti di ciocche di rose.
Tu poserai là dentro a tempo perso :
Vedrai l’anima del silenzio, e attraverso
Le foglie e i fiori, un azzurro eguale
Rotto solo da qualche frullo d’ale :
E il sole del mio amore scenderà piano
A toccarti la gola e la mano.
Dentro la musica del mio verso
Ti distenderai così bene !
Sentirai un felice sangue scorrerti le vene,
E socchiudendo un poco gli occhi mori
Numererai sulle dita i tuoi tesori.
—
Angiolo Silvio Novaro (1866-1938)
